The Passage, la recensione: in fuga dall’apocalisse vampira

La recensione di The Passage, in arrivo su Fox, serie in cui il contagio dei vampiri fa pensare più a una apocalisse zombie che a Dracula.

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Diciamolo subito: l'inizio di The Passage non è dei migliori. Nei primissimi minuti della serie vediamo Henry Ian Cusick - a cui vorremo sempre bene per aver interpretato forse il miglior personaggio di Lost, Desmond, grazie a cui è il protagonista di quello che, se non è il migliore in assoluto, è sicuramente tra i primi cinque episodi televisivi più belli di tutti i tempi (La Costante ovviamente, stagione 4 puntata cinque, da recuperare assolutamente) - entrare in una grotta e lottare contro un mostro realizzato così male da rimandarci con la mente ai pupazzoni di gomma di Buffy l'Ammazzavampiri (che ricordiamo tutti con affetto, ma allora eravamo nel '97, oggi siamo nel 2019), insieme al collega e amico Tim Fanning (Jamie McShane), che viene morso.

Stacco, siamo ora in un ospedale, Tim non è morto, anzi, si sente alla grande, peccato che cominci a perdere denti e ad avere uno strano bagliore negli occhi. Altro stacco: siamo in un laboratorio, il buon Tim ormai non somiglia più a un essere umano: ha la pelle grigia e canini aguzzi, è chiuso dentro una cella e tenuto sotto osservazione. Oltre a lui ci sono altri soggetti con lo stesso "morbo", che però non sono stati morsi, ma volutamente contagiati: sì perché Henry Ian Cusick è un dottore, Jonas Lear, che sta cercando una formula miracolosa, un siero in grado di curare ogni malattia conosciuta. Per farlo è andato fino in Bolivia (ricordate le grotte?) ed è pronto a sperimentarlo su chiunque, anche altri esseri umani: oltre al collega ha infatti recuperato diversi condannati alla pena di morte, che, pur di non morire, hanno accettato di diventare delle cavie. Lasciarsi trasformare in vampiri, sì l'abbiamo finalmente detto, è però davvero più allettante?

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Ispirata all'omonimo romanzo di Justin Cronin pubblicato nel 2010, primo capitolo di una trilogia, The Passage, ideata da Liz Heldens, arriva in Italia su Fox, canale 112 di Sky, dal 28 gennaio, con il primo di dieci episodi. La serie, dicevamo, non parte benissimo, anche perché di rivisitazioni sui vampiri ne abbiamo, e ne abbiamo avute, a centinaia, sia al cinema, da Dracula di Bram Stoker, cult di Francis Ford Coppola, con protagonista Gary Oldman, agli eterni adolescenti luccicanti di Twilight, che in tv, come il già citato Buffy - L'ammazzavampiri, fino ai recenti The Strain di Guillermo del Toro e alla bellissima Castlevania, serie animata disponibile su Netflix. Qui c'è, come in The Strain, il vampirismo visto come un morbo che si diffonde, ma senza la forza delle creature inquietanti immaginate da Del Toro: The Passage assomiglia di più a The Walking Dead che non alla seduzione del caro vecchio Conte Dracula. Quando tutto sembra destinato al già visto, ecco che, per fortuna, entrano in scena i veri protagonisti di The Passage che, al contrario dei vampiri e soprattutto degli scienziati che giocano con la vita e la morte, sono umanissimi, tanto da farci affezionare immediatamente a loro.

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In fuga dai vampiri con il sosia di Chris Pratt

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Una volta appurato che il "virus" funziona meglio in soggetti dotati di un gran numero di neuroni, il dottor Jonas Lear capisce che, per ottenere il siero, c'è bisogno di una cavia molto giovane e, visto che tra i galeotti non ci sono bambini di dieci anni, la scelta ricade su Amy Bellafonte (Saniyya Sidney), abbandonata dal padre e orfana di madre, morta per overdose. Il compito di portarla al laboratorio è affidato a Brad Wolgast (Mark-Paul Gosselaar), che ha combattuto in Iraq e ora lavora per Clark Richards (Vincent Piazza), che si occupa della sicurezza della struttura governativa. Intelligente, simpatica e intraprendente, Amy conquista in poche ore Brad, che decide di non farla diventare un topo da laboratorio. Imbarcatisi in una fuga molto più complicata di quanto si possa pensare, i due hanno solo l'un l'altro su cui contare.

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Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, i primi episodi di The Passage puntano tutto sul fattore umano, lasciando i vampiri nelle loro celle di vetro (materiale che non impedisce però alle loro menti di comunicare attraverso i sogni, un interessante "effetto collaterale") e spingendo fortissimo sul pedale dell'emotività: una bimba sola e un uomo che ha sofferto molto, ma non si arrende alle ingiustizie della vita, sono un ultimo barlume di speranza in un mondo in cui pochi ormai riescono entrare in empatia con i propri simili. Tra una scena d'azione e l'altra, gli autori hanno anche trovato modo di inserire riferimenti all'attualità (una delle guardie che controlla i vampiri dice, a una ragazza trasformata, "puttana" e, quando il collega gli fa notare che si tratta di un essere umano, risponde "questo è uno degli ultimi posti dove si può dire puttana a una puttana": il #MeToo è arrivato anche in tv) e messaggi positivi: Brad, uomo bianco che sembra il prototipo dell'americano medio, interpretato da Mark-Paul Gosselaar, un sosia di Chris Pratt con la faccia più seria (quando parte la canzone The Chain, brano dei Fleetwood Mac che fa parte anche della colonna sonora di Guardiani della Galassia Vol. 2, l'accostamento diventa automatico), dice a Amy, bellissima bambina di colore, che la sua vita conta e può fare tutto ciò che vuole. Nonostante la scrittura non sia raffinatissima e la parte horror latiti, il rapporto tra i due protagonisti è talmente tenero da farci sorvolare sui difetti, spingendoci fin da subito a fare il tifo per loro. Appena cominciata in USA, The Passage, tra i cui produttori esecutivi figurano i registi Matt Reeves e Ridley Scott, per ora non è stata ancora rinnovata: vedremo se il grande cuore di Amy e Brad sarà sufficiente a far decollare lo show.

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The Passage, la recensione: in fuga...
Valentina Ariete
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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