True Detective

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Recensione True Detective 3: la nuova stagione è degna del nome che porta

True Detective 3, recensione della serie HBO che torna su SKy Atlantic dal 14 gennaio 2019 puntando tutto sul premio Oscar Mahershala Ali in forma strepitosa.

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C'è stato un periodo in cui True Detective sembrava davvero rappresentare il meglio delle serie TV. La regia di Cary Fukunaga, la recitazione di Matthew McConaughey e Woody Harrelson, anche la tanto discussa e derivativa sceneggiatura di Nic Pizzolatto erano il meglio di quanto si potesse chiedere ad un prodotto televisivo. Poi una seconda stagione problematica e fin troppo criticata ha rimesso tutto in discussione, ha fatto perfino dubitare alcuni dell'effettiva bontà della prima stagione. Cult giustificato o suggestione collettiva?

Nel momento in cui ci accingiamo a scrivere questa prima (altre seguiranno episodio dopo episodio) recensione di True Detective 3, e dopo aver visto in anteprima le prime cinque nuove ore della serie HBO, possiamo dire che la fama è più che giustificata e che ci troviamo ancora una volta davanti a qualcosa di speciale. Magari non sorprendente come fu per la prima stagione, ma comunque un prodotto in grado di coinvolgere fin dai primissimi minuti grazie a storia e personaggi misteriosi ed affascinanti.

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Tre linee temporali, un unico straordinario protagonista

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Se la prima stagione si muoveva su linee temporali differenti, e distanti diciassette anni, in questi nuovi episodi di True Detective 3 le cose si complicano perché gli eventi narrati partono nel 1980 con la scomparsa di due bambini, proseguono nel 1990 con nuove indagini e si concludono molti anni dopo, nel 2015. Questo significa che conosciamo Wayne Hays quando è un giovane detective dell'Arkansas ancora traumatizzato dagli orrori del Vietnam, ma ne seguiamo la storia attraverso i ricordi annebbiati e confusi di 35 anni dopo, quando ormai l'Alzheimer ha preso il sopravvento sulla memoria ma non sulla volontà di risolvere un mistero che va avanti da troppo tempo.

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Così come nel 2014 era stato per McConaughey, anche Mahershala Ali approda in True Detective all'apice della sua carriera: dopo aver conquistato l'Oscar da non protagonista per Moonlight, l'attore è pronto a conquistare nuovamente l'Academy grazie al bellissimo Green Book; ma siamo certi che, proprio come il Rust del suo illustre predecessore, anche questo nuovo detective farà la storia del piccolo schermo.

Wayne è tanto determinato nel 1980, quanto confuso e spaesato trentacinque anni dopo. La sua è una figura tragica perché apparentemente innocente e vittima degli eventi e della sua malattia, ma non ci è mai dato veramente sapere (non nei primi cinque episodi almeno) quanto ci sia di vero nei suoi racconti e quanto invece rimanga celato. E se Ali è semplicemente eccezionale nel riuscire a tratteggiare un protagonista complesso in tre modi diversi ma sempre naturali, a meritare un applauso è anche tutto il reparto trucco e parrucco il cui lavoro è esemplare e necessario alla buona riuscita di tutta l'operazione.

Una trama avvolta nel mistero e nell'atmosfera degli Ozark

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Se la seconda stagione di True Detective non aveva convinto, era stato anche a causa dell'ambientazione metropolitana e losangelina, così distante nei toni da quella rurale e ben più misteriosa della Lousiana. Con questi nuovi episodi c'è un vero e proprio ritorno alle origini - visto che la trama di True Detective 3 si svolge nell'Arkansas e più precisamente nel celebre altopiano degli Ozark - e fin dall'inizio è possibile ritrovare le atmosfere che avevano fatto la fortuna della serie d'esordio di Nic Pizzolatto.

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Dal canto suo il giovane autore sembra aver imparato dagli errori di tre anni fa, facendosi aiutare da un veterano (nonché genio delle serie TV) quale David Milch in fase di scrittura, ma soprattutto senza voler necessariamente strafare e stupire. Addirittura in alcuni momenti le somiglianze con la prima stagione sono fin troppo evidenti, ma è solo un modo per (ri)avvicinare gli spettatori e creare una sensazione di familiarità. La trama è molto differente rispetto al passato: il mistero è altrettanto avvincente, ma questa volta piuttosto che raccontare della corruzione interna alla società (e alla polizia stessa) si toccano temi più personali e familiari.

True Detective Season 3

Lo stesso Pizzolatto sceglie di esordire alla regia con il (bellissimo) quarto episodio, ma è l'ottimo Jeremy Saulnier (Green Room, Hold the Dark) a dettare fin dall'inizio il ritmo e a segnare il ritorno alle atmosfere quasi magiche della prima stagione. A tutto il resto, come già detto, ci pensa il formidabile Mahershala Ali: pur circondato in True Detective 3 da un cast di ottimo livello - Stephen Dorff, Carmen Ejogo, Scoot McNairy e Sarah Gadon - è lui a far salire di livello ogni singola scena e a trasformare la serie in un evento imperdibile fin dal primo episodio. Eppure siamo certi che nel finale riuscirà a stupirci ancora una volta.

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Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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