Butterfly

2018

Recensione Butterfly: il caos di trovare se stessi

Arriva su Fox Life Butterfly, la miniserie in tre puntate che racconta il percorso dell'undicenne transgender Max, che vorrebbe cambiare sesso.

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Essere genitori, e anche figli, non è facile: rimanere uniti di fronte a un problema è complicato, occorre tutta la forza di volontà, la comprensione e l'amore di cui si dispone per riuscire a vedere l'altro come una persona con il nostro stesso sangue, anche se non corrisponde affatto all'idea che avevamo di lei. Butterfly, miniserie inglese in tre atti scritta da Tony Marchant, che in Italia in onda dal 17 dicembre su Fox Life (canale 114 di Sky), parla proprio di questo.

I Duffy sono una comunissima famiglia di ceto medio: madre, padre e due figli. Quando li incontriamo la prima volta, Stephen (Emmett John Scanlan) suona alla porta per prendere i ragazzi, Lily (Millie Gibson) e Max (Callum Booth-Ford): è il suo turno di tenerli per il weekend e ha deciso di presentargli la sua nuova fidanzata, biondissima e molto più giovane della moglie, Vicky (Anna Friel). Lily la prende bene, per Max invece è una tragedia: il piccolo di casa farebbe di tutto pur di rivedere unita la famiglia, sopratutto perché fuori dalle mura domestiche non riesce a stabilire rapporti con gli altri: la divisa della scuola gli è insopportabile, i bulli lo prendono in giro, perfino andare nei bagni comuni è una sofferenza. Quando anche la madre decide di rimettersi in gioco e frequentare qualcun altro, la situazione precipita: pur di non vedere la famiglia sgretolarsi, Max compie un gesto estremo. La sua disperazione viene però ripagata: il padre, sconvolto dal gesto, decide di tornare a casa per riprovarci. Ma il peggio è appena cominciato.

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Sta già facendo parecchio discutere Butterfly, soprattutto per le scene forti che coinvolgono il piccolo protagonista: quella che inizialmente sembrava una semplice separazione, causata da un padre di famiglia che prende una sbandata per una donna più giovane, nasconde in realtà dinamiche molto più complesse. Max infatti odia la sua divisa per un motivo e ha una ragione seria per non voler usare i bagni: nonostante sia nato maschio, si sente in realtà una ragazza e vorrebbe farsi chiamare Maxine.

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Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo

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Sarebbe stato facile puntare tutti i riflettori sul protagonista transgender e sui suoi modi femminili, invece Butterfly lavora su un piano molto più profondo e delicato: al centro della serie tv di Tony Marchant c'è infatti la famiglia, il palco grazie a cui interagire con il mondo. Cellula primaria della società e del nostro bagaglio emotivo, la famiglia è il luogo dove nascono i primi amori e i primi contrasti: è infatti tra le mura domestiche che cominciamo a farci le ossa e a costruire la nostra personalità. Il fatto che Max voglia farsi crescere i capelli, vestire abiti femminili e dica cose come "odio il mio pene, vorrei che sparisse" destabilizza non poco anche le persone che lo amano di più. A ogni azione corrisponde una reazione e in questo caso ne vediamo più di una: la madre si sente in colpa, pensando di aver fatto qualcosa di male durante la gravidanza; il padre si sforza di capire, ma di fronte a qualcosa che è anni luce distante da lui risponde con violenza; la sorella è l'unica vera alleata di Max, ma si sente ignorata e messa in secondo piano; infine i nonni si trincerano dietro un falso perbenismo, dovendo prenderne atto di avere un nipote "non conforme agli standard", meglio gay che travestito.

Per essere se stessi ci vuole coraggio

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Le diverse reazioni che la vera natura di Max provoca sono il cuore della miniserie: quante volte pensiamo "meno male che non è toccato a me!", ecco, in Butterfly osserviamo le vite di chi invece si trova a dover affrontare un dilemma morale costante. Per Max scegliere abiti femminili è assolutamente normale e spontaneo, guardare il calcio invece no e, in fondo, non farebbe del male a nessuno vedrendosi in modo diverso: "quella che chiamiamo rosa anche con un altro nome avrebbe il suo profumo" e invece, con buona pace di Shakespeare, non è così. Non è così perché la società ha talmente bisogno di etichette, che si trova più a suo agio a schedare anche ciò che ritiene anormale, tutto pur di non dover affrontare il fatto che ogni individuo, pur appartenendo alla stessa specie, ha le sue caratteristiche peculiari, che lo rendono unico e irripetibile. Per essere se stessi ci vuole davvero un coraggio infinito, sopratutto di fronte a chi amiamo di più.

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Scritta tenendo in mente i consigli dell'associazione Mermaids, che segue ragazzi con disforia di genere e le loro famiglie, e recitata da un cast perfetto, soprattutto il giovanissimo Callum Booth-Ford, Butterfly è una buona occasione per mettere alla prova il nostro livello di apertura mentale, inculcando nello spettatore la domanda fondamentale: cosa avrei fatto al suo posto? Da vedere in originale, perché il doppiaggio italiano non è all'altezza dell'opera.

Recensione Butterfly: il caos di trovare se stessi
Valentina Ariete
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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