Adrian La Serie

2019 - ....

Adrian di Adriano Celentano, la recensione della quarta puntata della serie

La recensione della quarta puntata di Adrian La serie: il Duomo di Milano ricoperto di pubblicità e la Chiesa che tratta con la Mafia faranno discutere.

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Che cosa dire ancora, arrivati alla quarta puntata di Adrian La serie, la graphic novel animata di Adriano Celentano? Il gioco è ormai scoperto: più o meno sappiamo cosa aspettarci. Ma gli sviluppi narrativi sono sempre un po' sghembi rispetto a quello che sarebbe un prosieguo logico secondo le normali regole della serialità moderna. La serie non sempre prende la direzione che ci si aspetterebbe una volta viste le puntate precedenti: lascia spesso da parte una serie di personaggi di Adrian che aveva introdotto, e si concentra sempre troppo sul protagonista per creare un universo che sia davvero coinvolgente. Ma se il tono e temi della serie sono noti, non sappiamo davvero mai cosa aspettarci da ogni nuova puntata: un po' come capitava in quel Fantastico del 1987, dove ogni sabato sera era un salto nel vuoto, senza rete. Iniziamo allora da quel momento di trent'anni fa la recensione della quarta puntata di Adrian la serie.

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Un remake del Fantastico 1987

Adriano Celentano Fantastico 1987

Abbiamo nominato quel Fantastico non a caso. Primo, perché, se avevamo detto che in qualche modo, Adrian La Serie è una sorta di remake di Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedi', possiamo dire che è anche un remake della storica trasmissione del 1987: in ogni puntata Adriano Celentano trova la maniera di infilare uno dei suoi monologhi. Nella terza puntata lo faceva nei panni di Darian, alias la Befana (la finta identità che Adrian ha voluto dare all'Orologiaio), nello studio di un programma televisivo. In questa quarta puntata lo fa, sempre davanti alle telecamere e ai microfoni dello stesso giornalista, ma in diretta televisiva dalla taverna dove si riuniscono i seguaci dell'Orologiaio: esordisce facendo finta di niente, chiedendo una birra ghiacciata, per poi tracimare in un monologo tipico dei suoi, su Dio, Gesù e sull'uomo che ha preso troppe distanze da loro. Secondo, abbiamo citato Fantastico perché all'inizio della puntata l'Alto Commissario prova ad ingraziarsi Darian, cioè quello che lui crede l'Orologiaio, offrendogli una striscia quotidiana di cinque minuti sul "primo canale": ne parlerà poi con i suoi superiori, dicendo che il protagonista andrebbe "comunque arginato". Anche questo passaggio, che vede la tv come corruzione, e che tocca il tema della censura (nei suoi programmi Celentano ha sempre preteso carta bianca, non senza polemiche) è chiaramente autobiografico.

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Adrian e il vero Adriano Celentano: il cortocircuito

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Ma il discorso non finisce qui. Se pensavate che Adrian La serie fosse autocelebrativa e autoreferenziale, in questa quarta puntata tutto questo raggiunge l'apice: in due momenti, alla fine del "cartone", entra in scena il vero Adriano Celentano. E il cortocircuito tra la realtà e la finzione, tra il creatore e la sua opera, tra le riprese filmate a l'animazione, è totale. Prima il vero Celentano appare sullo smartphone della rockstar Johnny Silver, con tanto di foto che correda una sua canzone del 1996, Ti lascio vivere. Poi, nel momento della resa dei conti tra Silver e Darian, appare in televisione, in immagini di repertorio, in una puntata di Speciale Tg1 del 1988, condotta da un giovanissimo Enrico Mentana, in cui si parla del processo mediatico a Celentano in occasione proprio di quel Fantastico. I personaggi della graphic novel parlano di lui come di un personaggio che è realmente esistito, nel passato, dell'eredità che ha lasciato e di chi sia in grado di raccoglierla. Il momento è straniante. E ci conferma quanto Adrian sia un momento di autocelebrazione, a tratti eccessiva, dell'Adriano nazionale. Ma anche di come quel Fantastico abbia cambiato la sua storia e quella della televisione italiana. E come, proprio per questo, Celentano tenda a rifarlo in eterno.

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Adrian La Serie Terza Puntata

La Chiesa, l'arte e la Mafia

Per il resto, la formula di Adrian non cambia. Una narrazione poco fluida e confusa, delle immagini comunque molto ad effetto (su cui Milo Manara ha precisato il suo effettivo coinvolgimento), e delle uscite che sembrano create ad arte per suscitare polemiche. Stavolta ce n'è anche per la Chiesa, o meglio qualche suo rappresentante: è un vescovo che in qualche modo trova un accordo con la Mafia per abbattere una chiesa antica, un'opera d'arte, seppur a fin di bene, in cambio cioè di un asilo per i bambini poveri. Non è un attacco diretto, ma una sottile ombra gettata su parte del clero. Ed è proprio la difesa dell'arte il tema centrale della quarta puntata. Ed è a questo proposito che Adrian ci regala una di quelle immagini che lasciano a bocca aperta: il Duomo di Milano in restauro, completamente ricoperto da enormi schermi dove scorrono immagini pubblicitarie. Mentre una voce ci dice che il restauro è sponsorizzato da Mafia International, lì davanti ci sono dei bambini in gita (al centro commerciale!) che non sanno cosa sia il Duomo e che non l'hanno mai visto. Sarà anche, come tutti i suoi, un discorso retorico, scontato, ma l'impatto di questa immagine è di quelli che non si dimenticano. E basta, più di tutto il racconto dell'intera serie, a rappresentare la società di oggi. È confuso, arranca, è spesso senza fiato, ma il vecchio leone Celentano qualche ruggito riesce ancora a farlo.

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Maurizio Ermisino
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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